mercoledì 16 luglio 2008
Girando su Youtube ho trovato quest'interessante testimonianza, sui corsi di PNL della ISI CNV, probabilmente un video girato da un entusiasta allievo.
Enjoy.
PNL & Dintorni - Musica per le orecchie
Girando su Youtube ho trovato quest'interessante testimonianza, sui corsi di PNL della ISI CNV, probabilmente un video girato da un entusiasta allievo.
Enjoy.
Spesso dietro alla paura di parlare in pubblico si cela un senso di inadeguatezza, una mancanza di stima che ci porta a temere di non riuscire ad avere il controllo della situazione. Per riuscire a vincere questi timori bisognerebbe stabilire un cammino introspettivo capace di farci individuare quei lati della nostra rappresentazione della realtà che non ci aiutano ad affrontare il problema.
La soluzione migliore sarebbe quella di "autococciarsi"(derivato dal coaching), se questo non fosse possibile, esistono però alcuni piccoli rimedi spicci che possono facilitare l'affrontare un dibattito pubblico:
Se avete qualche giorno di tempo, esercitative nella previsualizzazione, immaginate cioè cosa direte al pubblico e considerate le eventuali obbiezioni e quindi le vostre repliche. In questa maniera ingannerete l'inconscio che al momento del dibattito vero crederà di riconoscerlo come una situzione famigliare e quindi più controllabile. Fate degli esercizi di respirazione prima di intervenire e controlate il respiro ponderando le parole quando parlerete.
Inoltre non distraetevi guardando le persone e le loro reazioni, concentratevi su quello che dite e quello che direte.
Esistono veri e propri corsi di Public speaking, la PNL può aiutare molto in questo genere di dinamiche.
Martedì scorso abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione di cosa sia il popolo dei blogger e di come tutto si trasformi al loro passaggio sia che sia Piazza Navona, sia che sia il Blog di Beppe Grillo: un bivacco, un bivacco dove ognuno si permette di fare quel che gli pare, dove si scambia la libertà personale per la prevaricazione delle idee altrui e della dignità altrui. C'era una volta un bel blog, gestito da un ragazzo, giovane, intrapprendente, intelligente, questo blog parlava di ecologia, di società, di PNL, di cronaca. Quel luogo non lo riconosco più, insulti, offese, ironie, rivolte a chiunque anche al proprietario dello stesso blog.

Visualizzate un Iceberg. La piccola parte sopra all’acqua può essere assimilata alla vostra mente conscia; la parte immersa è comparabile alla profondità del vostro subconscio.
Conscio e subconscio sono due maniere diverse di avvicinarsi alla comunicazione: potete rendervi conto come consciamente controlliate solo alcuni particolari della vostra maniera di comunicare con l’ambiente, mentre subconsciamente controllate tutti gli altri: vi potete rendere conto ad esempio, che potete fare attenzione consciamente ma nello stesso tempo potete avere, subconsciamente, la totalità delle vostre percezioni.Il nostro subconscio determina quello che ci sentiamo di fare, mentre la nostra parte conscia determina quello che vogliamo fare.
Il processo di ipnosi è un processo attraverso il quale noi diveniamo coscienti anche della parte di Iceberg sotto l’acqua.Il processo di ipnosi rappresenta quindi essenzialmente un processo attraverso il quale, utilizzando accortamente la comunicazione, stimolate la comunicazione interiore.
Ho sempre sostenuto quanto la fenomenologia del blogging sia per i più deleteria e pericolosa.
A sostegno di questa mia tesi pubblico un interessante e recente articolo tratto da: http://blog.panorama.it
I blogger? Sono solo narcisisti digitali. Il web partecipativo? Milioni e milioni di scimmie esuberanti che stanno dando vita a una foresta infinita di mediocrità. Google? La versione 2.0 del Grande Fratello. Wikipedia? Un’enciclopedia fatta da ignoranti per ignoranti.Non usa certamente mezzi termini Andrew Keen, imprenditore della Silicon Valley e autore di un pamphlet polemico, The Cult of the Amateur, con cui attacca a piede spinto il tanto celebrato Web 2.0: “Nell’attuale cultura dell’auto-pubblicazione, in cui chiunque ha un’opinione la esprime su un blog o su YouTube, la disinformazione prevale sull’opinione degli esperti”.Il saggio traccia i contorni di uno scenario a tratti apocalittico: prendendo piede l’assunto secondo cui online tutto debba essere gratuito e prodotto dal basso, si finisce col distruggere l’intero sistema dei media tradizionali. E le prime vittime sono proprio la professionalità e le competenze acquisite con lo studio e l’esperienza. È così che, mentre ci lasciamo alle spalle la possibilità di avere una comprensione condivisa della realtà (quella mediata dagli esperti), si impone una “cultura del narcisismo digitale in cui si utilizza Internet per diventare noi stessi le notizie, l’informazione”.Il tutto in nome del mantra dell’utopia 2.0 - interattività e condivisione - le cui origini vanno rintracciate nel Cluetrain Manifesto del 1999, con le sue provocatorie 95 tesi sull’economia emergente (famosissima la prima: “i mercati sono conversazioni”). E proprio queste tesi sono il bersaglio polemico di Keen: “un concentrato del disprezzo per l’autorità proprio della controcultura sessantottina e dell’ottimismo libertario proprio del web 2.0?. Ecco allora il battagliero Keen proporre un contromanifesto, in cui ribalta l’ideologia tecnoentusiasta: 10 punti “in favore del pubblico e della qualità”, e contro il “finto egalitarismo” di chi crede che essere democratici equivalga a dare spazio e credibilità all’opinione di chiunque.Ovviamente, le posizioni di Keen stanno scatenando reazioni infuriate nella blogosfera anglosassone: il suo punto di vista è stato bollato come snob, conservatore, nostalgico, riduttivo. E c’è addirittura chi ha messo online un wiki in cui raccogliere le tante inesattezze contenute nel libro. Il dibattito ha preso piede anche in Italia con blogger che riconoscono alla destra americana la capacità di individuare “con sagacia i temi di attualità su cui giocare” e altri che raccolgono l’invito di Keen a “sovvertire la sovversione”. (Nicola Bruno)
La mia soluzione? Uscire dal proprio blog (vera prigione narcisistica) e ricominciare a vivere la propria vita, magari con un po di sana PNL...
La notizia è di quella che fa venire i conati: un imprenditore siciliano riciclava formaggi scaduti anche del 1980 e li reimmetteva nel mercato.
http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/formaggi-truffa/formaggi-truffa/formaggi-truffa.html
Ancora una volta (come per il caso di poco tempo fa, della ditta di surgelati scaduti che cambiava solamente la data di scadenza per proseguirne la vendita) operai e dipendenti erano a conoscenza della truffa alimentare, a dimostrazione che non esiste una categoria di santi e una diavoli, non esiste il capitalista ladro e l'operaio frustrato; esiste solo l'uomo che a seconda dei propri valori e principi può avvelenare la tua salute per un giro di milioni di euro, come pure per un salario di 1200 euro. Li vorrei vedere tutti dentro, perchè la responsabilità parte dalle alte vette e scende fino all'ultimo operaio della catena.
Che schifo!
La notizia è una di quelle che faranno parlare:
Non sono passati neanche sette mesi dal rogo che la notte del 6 dicembre ha distrutto la linea 5 dell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino e spezzato vite umane ma è già tempo di processo.
Iniziato oggi alle 10, nell'aula 42 del Palazzo di giustizia di Torino, all'udienza preliminare, presieduta dal gip Francesco Gianfrotta, si sono presentati i sei indagati nell'ambito dell'inchiesta condotta a tempo di record dai pm torinesi coordinati da Raffaele Guariniello (due mesi e 19 giorni per raccogliere 170 faldoni) ma non i parenti delle sette vittime . a loro sarà dato un ‘maxi risarcimento’, così è stato definito, pari a circa 14 milioni di euro complessivi (due milioni di euro circa per vittima).
E' vero, la vita è impagabile e non ha un valore, ma detto francamente: quando mai un operaio avrebbe potuto produrre 2 milioni di euro per se stesso e per i suoi cari? Alla fine temo che si sia creato un paradosso: quello che una persona morta valga più di una viva.
Con questo precedente si rischia di ottenere un effetto culturale ed educativo boomerang, perchè può produrre un sottile pensiero nella mente delle persone: quello che meglio sarebbe se il marito crepasse in un'acciaieria, così da guadagnare una bella cifretta e uscire dai problemi della quotidiana amministrazione famigliare, problemi che certamente una semplice busta paga (per quanto onesta) non potrà mai risolvere.
A proposito di nuove generazioni ormai sempre più rimbambite ed autistiche davanti al monitor del pc, ecco una nuova drammatica notizia che segna l'evolversi dei tempi:
I-Doser, la droga diventa virtuale
Lo "sballo" del futuro è virtuale. Dalle sostanze naturali a quelle sintetiche, fino alla deriva attuale: le sostanze virtuali o cyber-droghe. Non è fantascienza, ma realtà già da qualche anno.Il fenomeno si chiama I-Doser ed è nato negli Stati Uniti e sta sbancando in Europa, dove ha attecchito soprattutto in Spagna, per poi diffondersi in modo rapido anche negli altri paesi. Italia compresa.
L'allarme è stato lanciato dal GAT il Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, che ha scoperto la novità nei blog e nei forum dove i giovani si scambiano informazioni. Le community online, infatti, sono i luoghi di spaccio della cyber-droga, che riproduce gli effetti delle sostanze tradizionali, ma è ovviamente diversa per la modalità di somministrazione. Non va nè ingerita, nè inalata, tantomeno fumata. Basta scaricare il software I-Doser, rilassarsi e indossare le cuffie. Le nuove cyber droghe, infatti, sono normali file in mp3. "Agiscono sulle onde a bassa frequenza - ci spiega il colonnello del GAT Umberto Rapetto - soprattutto quelle che vanno dai 7 ai 13 hertz, ossia le frequenze della fascia di lavoro del cervello. L'orecchio assorbe questi suoni che non riesce a distinguere e che, nella maggior parte dei casi, sono mescolati a musiche psichedeliche". Proprio perchè gioca con diverse lunghezze d'onda e perchè fatto di suoni impercettibili, se ascoltati da un solo orecchio, i file non producono alcun effetto. Di qui la necessità delle cuffie.
Come qualsiasi mp3, i file droganti sono recuperabili attraverso i programmi peer to peer o in alcuni siti appositamente creati per diffondere l'I-Doser. Lo spaccio virtuale segue gli stessi meccanismi di quello convenzionale. "L'I-Doser all'inizio viene regalato come una dose tradizionale, scaricare i file è quindi gratuito. Dopo, per procurarsela bisogna pagare", dice il colonnello Rapetto. "E su questo si può immaginare anche una speculazione del crimine organizzato, sebbene ci sia una fondamentale differenza rispetto alle droghe tradizionali: le dosi virtuali sono utilizzabili più volte". E ancora diversamente dal mercato convenzionale delle droghe, non esistono divieti per l'I-Doser, che è dunque legale in quanto non regolamentato. Per ora non è stato accertato quali danni possa arrecare la cyber- droga, nè se dia dipendenza. "Il fenomeno è agli albori", afferma Rapetto. "Chi diffonde i file sostiene che non ci siano effetti collaterali, che le dosi provocano delle semplici sbornie, ma è bene che a stabilirlo siano i medici".Poi il colonello mette in guardia: "L'I-Doser potrebbe diventare un nuovo fenomeno sociale. Ora non siamo in grado di dire quali ripercussioni possa avere su chi ne fa uso, ma se dovesse avere gli effetti degli stupefacenti, la cosa potrebbe diventare pericolosa. E allora è necessario il coinvolgimento di tutte le realtà competenti, dai ricercatori agli psicologi". La fabbrica delle emozioni artificiali che ha sfornato distruzioni sintetiche come LSD, extasy e crack, con l'I-Doser sfida il terzo millennio. E gli utenti in cerca della loro dose di sballo virtuale non mancano.
Tratto da tgcom.
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